Dal 1° gennaio 2026 gli exchange autorizzati in Europa registrano saldi, movimenti e dati anagrafici di ogni cliente e li trasmettono all’Agenzia delle Entrate entro il 31 gennaio 2027. È questa, in una riga, la DAC8. Non ti chiede di compilare nessun modulo nuovo, ma toglie di mezzo l’unica cosa su cui in molti hanno contato per anni: la speranza che nessuno guardasse. Se hai comprato crypto e non le hai mai messe in dichiarazione, hai ancora sei mesi buoni per sistemare la posizione da solo, con sanzioni ridotte, invece di farlo dopo una lettera di compliance. Qui trovi cosa cambia, cosa devi dichiarare davvero e i cinque passaggi per rimetterti in pari.
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Cos’è la DAC8 e cosa cambia davvero per chi ha crypto
La DAC8 è l’ottava revisione della direttiva europea sulla cooperazione amministrativa in materia fiscale. In pratica estende alle cripto-attività lo stesso meccanismo di scambio automatico di informazioni che dal 2017 funziona sui conti bancari con il CRS. Chi ha un conto in Germania lo sa già: il saldo arriva all’Agenzia delle Entrate senza che nessuno lo chieda. Da quest’anno succede la stessa identica cosa con il tuo conto su un exchange.
Il punto che sfugge a molti è che la DAC8 non introduce un solo obbligo dichiarativo nuovo. Gli obblighi c’erano già: la circolare 30/E dell’Agenzia delle Entrate del 2023 aveva chiarito che le cripto vanno indicate nel quadro RW per il monitoraggio e le plusvalenze tassate nel quadro RT. Quello che cambia è la verificabilità. Prima, se non dichiaravi, il Fisco doveva scoprirlo. Adesso ha il dato in mano prima ancora di cercarlo, e può incrociarlo con quello che hai scritto (o non scritto) in dichiarazione.
Quali dati comunicano gli exchange
Gli exchange comunicano il pacchetto completo di identificazione e movimentazione. Nel dettaglio finiscono all’Agenzia delle Entrate:
- i tuoi dati anagrafici e il codice fiscale raccolti in fase di KYC;
- il saldo delle cripto-attività detenute sul conto;
- le operazioni di acquisto, vendita e conversione effettuate durante l’anno;
- i trasferimenti in entrata e in uscita, compresi gli indirizzi wallet verso cui hai spostato i fondi;
- i pagamenti in cripto verso esercenti sopra determinate soglie.
L’ultima voce merita attenzione, perché è quella che rompe l’illusione del wallet privato. Se sposti fondi da Kraken a un Ledger, l’exchange comunica il trasferimento e l’indirizzo di destinazione. Il wallet in sé non fa reporting, ma il ponte che ci hai portato i fondi sì.
DAC8 e CARF: che differenza c’è
Il CARF (Crypto-Asset Reporting Framework) è lo standard OCSE che fa la stessa cosa a livello globale, mentre la DAC8 è la sua traduzione dentro il diritto dell’Unione Europea. Semplificando: la DAC8 regola lo scambio dati tra i 27 Stati membri, il CARF lo estende ai paesi terzi che hanno aderito. Per te il risultato pratico è identico, e spiega perché usare un exchange fuori dall’Europa non è la scorciatoia che sembra.
Il calendario della DAC8: le date che contano
La raccolta dei dati è partita il 1° gennaio 2026, quindi il primo periodo d’imposta osservato è l’anno in corso. Gli intermediari trasmettono le informazioni relative al 2026 entro il 31 gennaio 2027, e da lì l’Agenzia delle Entrate le mette a disposizione per i controlli incrociati sulla dichiarazione che presenterai nel 2027 sui redditi 2026.

Tradotto in pratica: la dichiarazione che stai preparando adesso sui redditi 2025 è l’ultima “al buio”. Quella dopo verrà confrontata con un tabulato che il Fisco ha già. Questo è il motivo per cui la finestra utile per regolarizzare gli anni passati si chiude nei prossimi mesi, non fra due anni.
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Cosa devi dichiarare: quadro RW, quadro RT e l’aliquota al 33%
Gli adempimenti sono due e viaggiano su binari separati. Il primo riguarda il possesso, il secondo i guadagni. Puoi doverne fare uno solo, o entrambi, o nessuno se non hai mai avuto cripto.

Quadro RW (o quadro W nel 730): il monitoraggio
Il quadro RW serve a dichiarare che possiedi cripto-attività, indipendentemente dal fatto che tu abbia guadagnato o perso. Va compilato anche se hai comprato Bitcoin nel 2021 e da allora non hai toccato più nulla. Chi presenta il 730 usa il quadro W, che dal 2024 ha assorbito la stessa funzione. Su questi valori si paga anche l’imposta di bollo sostitutiva del 2 per mille, calcolata sul valore a fine anno.
Quadro RT (o quadro T): le plusvalenze
Il quadro RT è dove finiscono le plusvalenze realizzate, cioè i guadagni che hai effettivamente incassato vendendo o convertendo. Attenzione al punto che genera più errori: anche lo scambio da una crypto a un’altra è un evento fiscalmente rilevante, mentre spostare i fondi da un tuo conto a un tuo wallet non lo è. Sull’aliquota c’è la novità che pesa di più quest’anno.
La soglia di esenzione dei 2.000 euro che circolava fino a qualche anno fa non esiste più: oggi anche una plusvalenza da poche decine di euro è imponibile. Vale la pena rileggere con calma la nostra guida su come dichiarare le crypto detenute su Bybit, che entra nel dettaglio della compilazione riga per riga.
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Wallet non custodial: sei davvero fuori dal radar?
No, e la risposta secca serve perché su questo punto girano parecchie mezze verità. La DAC8 impone il reporting solo ai fornitori centralizzati, quindi Ledger, Trezor o MetaMask non comunicano nulla a nessuno. Il tuo obbligo di dichiarare quelle cripto nel quadro RW però resta identico, perché la legge italiana guarda al possesso, non a chi lo custodisce.
C’è poi la questione della tracciabilità di fatto. I fondi che stanno su un wallet privato quasi sempre ci sono arrivati passando da un exchange, e quel trasferimento viene comunicato con tanto di indirizzo di destinazione. Da quell’indirizzo in poi la blockchain è pubblica e leggibile da chiunque. Chi si affida al wallet privato come strategia fiscale sta scegliendo la soluzione con il rapporto rischio-beneficio peggiore: nessun vantaggio reale e una posizione più difficile da ricostruire il giorno in cui deve dimostrare la provenienza dei fondi.
Come metterti in regola in 5 passi
Regolarizzare è un lavoro noioso ma lineare, e nella maggior parte dei casi si chiude in un pomeriggio più una revisione con il commercialista. Questi sono i passaggi nell’ordine in cui li affronteremmo noi.
- Scarica lo storico completo da ogni piattaforma che hai usato, anche quelle chiuse o abbandonate. Se un exchange sta uscendo dall’Europa dopo MiCA, fallo subito: quando l’accesso viene limitato recuperare i CSV diventa un problema serio.
- Ricostruisci i saldi al 1° gennaio e al 31 dicembre di ogni anno in cui hai avuto cripto. Sono i due valori che servono per il quadro RW e per l’imposta di bollo.
- Calcola le plusvalenze realizzate anno per anno. Un software di crypto tax come Koinly o Blockpit importa i CSV e fa i conti al posto tuo: costa meno di quanto costerebbe un’ora del commercialista passata a fare la stessa cosa a mano.
- Verifica se conviene il ravvedimento operoso per gli anni non dichiarati. Le sanzioni si riducono in modo consistente se ti muovi prima di ricevere un atto, e crollano ulteriormente se ti muovi presto.
- Porta tutto a un commercialista che segua davvero il crypto. Non è un dettaglio: la materia è recente e la differenza tra chi la conosce e chi improvvisa la paghi tu.
Se non l’hai ancora fatto, questo è anche il momento giusto per capire dove comprare crypto in Italia dopo l’uscita di Binance e consolidare le posizioni su una piattaforma sola: meno conti aperti significa meno storici da ricostruire l’anno prossimo.
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Gli obblighi di monitoraggio e le aliquote applicabili sono quelli pubblicati dall’Agenzia delle Entrate, mentre il testo della direttiva è consultabile sul portale europeo EUR-Lex: prima di compilare, verifica sempre la versione aggiornata dei documenti ufficiali.
Quanto rischi se non dichiari: sanzioni e ravvedimento operoso
Le sanzioni si dividono in due famiglie, esattamente come gli obblighi. Da una parte c’è la violazione del monitoraggio (non hai compilato il quadro RW), dall’altra l’infedele dichiarazione (non hai dichiarato le plusvalenze). Possono sommarsi.

Il ravvedimento operoso funziona a scaglioni: prima ti muovi, meno paghi, e in ogni caso lo sconto sparisce nel momento in cui ricevi un atto di accertamento. È esattamente per questo che i prossimi sei mesi valgono più dei successivi due anni. Non stiamo dicendo che riceverai una lettera, stiamo dicendo che dal 2027 l’ufficio avrà il dato per scriverla senza sforzo.
Come ridurre il lavoro l’anno prossimo: il regime amministrato
Il modo più semplice per non ritrovarsi in questa situazione è usare un intermediario che faccia da sostituto d’imposta. In regime amministrato la piattaforma calcola, trattiene e versa l’imposta al posto tuo, e tu non compili il quadro RT. Resta in molti casi il monitoraggio, ma il pezzo più complicato del lavoro sparisce.
In Italia il numero di operatori che offre questo servizio sulle cripto è ancora ristretto, e le condizioni cambiano parecchio da uno all’altro. Abbiamo messo a confronto quelli disponibili nella nostra guida agli exchange crypto sostituto d’imposta, con i costi reali e i limiti di ciascuno.
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La nostra esperienza diretta con la regolarizzazione
Abbiamo rifatto l’esercizio in redazione partendo da un caso reale: quattro exchange usati tra il 2021 e il 2025, di cui due che oggi non servono più i clienti italiani. La cosa che ci ha sorpreso non è stata la parte fiscale, è stata la parte di recupero dati. Su una delle due piattaforme uscite dal mercato europeo l’export completo dello storico era ancora disponibile ma limitato agli ultimi 12 mesi dall’interfaccia standard: per gli anni precedenti abbiamo dovuto aprire un ticket e attendere la risposta del supporto, arrivata dopo cinque giorni.
La seconda osservazione riguarda i software di calcolo. Importando gli stessi CSV su due strumenti diversi abbiamo ottenuto plusvalenze che non coincidevano, e la differenza veniva quasi tutta dal trattamento degli swap tra stablecoin e dalle commissioni pagate in token nativo. Morale: il software fa il 90% del lavoro, ma il 10% che resta va guardato a mano, e va guardato prima di consegnare i numeri al commercialista. Dati verificati il 28 luglio 2026.
Domande frequenti sulla DAC8
La DAC8 introduce nuove tasse sulle criptovalute?
No. La DAC8 riguarda soltanto lo scambio di informazioni tra exchange e amministrazioni fiscali. Gli obblighi dichiarativi e le aliquote sono stabiliti dalla normativa italiana e sarebbero gli stessi anche senza questa direttiva. L’aumento al 33% sulle plusvalenze del 2026 deriva dalla Legge di Bilancio 2025, non dalla DAC8.
Da quando il Fisco vede le mie crypto?
La raccolta dei dati è iniziata il 1° gennaio 2026 e la prima trasmissione all’Agenzia delle Entrate è prevista entro il 31 gennaio 2027, con riferimento all’anno 2026. Gli anni precedenti non sono coperti dallo scambio automatico, ma restano accertabili con gli strumenti ordinari nei termini di legge.
Devo dichiarare le crypto anche se non ho venduto nulla?
Sì. Il possesso va indicato nel quadro RW (o quadro W nel 730) anche in assenza di operazioni e di plusvalenze, e su quei valori si applica l’imposta di bollo del 2 per mille. Il quadro RT si compila invece solo se hai realizzato plusvalenze.
Gli exchange fuori dall’Unione Europea comunicano i dati?
In molti casi sì. Il CARF, lo standard OCSE gemello della DAC8, estende lo scambio automatico ai paesi terzi che vi hanno aderito. Inoltre un exchange che serve clienti europei rientra negli obblighi di reporting anche se ha sede altrove. Cambiare piattaforma per sfuggire alla comunicazione non è una strategia che regge.
Cosa succede se ho crypto su un exchange che ha chiuso in Italia?
Gli obblighi fiscali non dipendono dallo status della piattaforma: i guadagni realizzati vanno dichiarati e i saldi monitorati comunque. La priorità pratica è scaricare l’export completo dello storico finché l’accesso è attivo, perché è il documento su cui ricostruirai tutto. Il trasferimento verso un altro wallet o un altro exchange autorizzato non è di per sé un evento tassabile.
Come si dichiarano le criptovalute nel 730?
Chi presenta il 730 usa il quadro W per il monitoraggio delle cripto detenute e il quadro T per le plusvalenze realizzate, che sono l’equivalente dei quadri RW e RT del modello Redditi. Il CAF o il professionista che ti assiste ha bisogno di due cose: il valore delle cripto al 1° gennaio e al 31 dicembre di ogni anno, e l’elenco delle operazioni che hanno generato plusvalenze.
Si possono ridurre legalmente le tasse sulle crypto?
Le minusvalenze realizzate si possono compensare con le plusvalenze e riportare negli anni successivi entro i limiti di legge, ed è il margine di ottimizzazione principale a disposizione di chi investe. Quello che non esiste è un modo legale per non dichiarare: con lo scambio automatico dei dati la strada dell’omissione è quella con il rapporto rischio-beneficio peggiore in assoluto. Per un piano su misura serve un commercialista, non una guida.
Che differenza c’è tra DAC7 e DAC8?
La DAC7 riguarda le piattaforme digitali che intermediano vendite di beni e servizi, come i marketplace e le piattaforme di affitti brevi. La DAC8 estende lo stesso principio alle cripto-attività, coinvolgendo exchange e custodian. Stesso meccanismo di scambio automatico, perimetro diverso.
Il ravvedimento operoso conviene ancora?
Conviene finché non arriva un atto di accertamento, e conviene tanto più quanto prima lo si attiva, perché la riduzione della sanzione è legata alla tempestività. Dal momento in cui l’ufficio ha in mano i dati trasmessi dagli exchange lo spazio per la regolarizzazione spontanea si restringe parecchio.
Questo contenuto ha finalità informative e non costituisce consulenza fiscale o legale: per la tua situazione specifica rivolgiti a un commercialista abilitato. Le criptovalute sono strumenti ad alta volatilità e il capitale investito è a rischio. Il contenuto potrebbe contenere link affiliati: se attivi un servizio tramite questi link CriptoMania può ricevere una commissione, senza alcun costo aggiuntivo per te. Dati e normativa verificati il 28 luglio 2026.
