No, MEXC non ha annunciato la chiusura dei propri servizi in Italia: non esiste un comunicato in tal senso, i termini di servizio non elencano l’Italia tra le giurisdizioni escluse e la piattaforma continua a pubblicare annunci ogni giorno. Il problema è un altro, e pesa di più. Dal 1° luglio 2026, finito il periodo transitorio MiCA, per offrire servizi crypto ai residenti europei serve l’autorizzazione CASP, e MEXC non compare nel registro ufficiale ESMA dei prestatori autorizzati: 393 operatori iscritti, nessuno riconducibile a MEXC (verificato il 30 agosto 2026). Non era iscritta nemmeno al vecchio registro OAM italiano. Tradotto: il tuo account con ogni probabilità funziona ancora, ma stai usando una piattaforma che in Italia nessuno vigila, senza le tutele previste dal regolamento e senza un’autorità a cui rivolgerti se qualcosa va storto. I tuoi fondi non sono spariti e non spariranno domani: qui sotto trovi cosa fare, in che ordine, e dove spostarli se decidi di farlo.
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Cosa è successo a MEXC il 1° luglio 2026
Il 30 giugno 2026 si è chiuso il periodo transitorio del regolamento europeo MiCA. Da quel momento nessuna piattaforma può offrire servizi su cripto-attività a residenti dell’Unione senza un’autorizzazione CASP, ottenuta in uno Stato membro e valida negli altri tramite il meccanismo del passaporto. MEXC non ha questa autorizzazione.

La particolarità del caso MEXC è che non c’è stato nemmeno un tentativo visibile di adeguarsi: a giugno 2026 non risultava alcuna procedura di autorizzazione avviata in un Paese europeo, e la piattaforma non era iscritta neppure al registro OAM, il vecchio elenco italiano degli operatori in valuta virtuale. In altre parole, MEXC operava in Italia già prima senza registrazione, e con MiCA quella zona grigia è semplicemente sparita.
Nelle settimane precedenti alla scadenza la piattaforma ha invitato gli utenti europei a ritirare i fondi. È il comportamento tipico di chi sta gestendo un’uscita ordinata: non un fallimento, ma la chiusura di un mercato.
MEXC non è un caso isolato: la stessa scadenza ha tagliato fuori dall’Italia anche altre piattaforme molto usate. Se hai un conto anche lì, valgono le stesse regole e gli stessi tempi, e li abbiamo trattati uno per uno in BingX chiude in Italia e in Poloniex chiude in Italia, dove il problema più frequente è recuperare l’accesso a un account rimasto fermo per anni.
I tuoi fondi su MEXC sono al sicuro?
Sì, nel senso che restano tuoi e la piattaforma è tenuta a restituirteli. Uscita dal mercato europeo non significa insolvenza: significa che MEXC non può più venderti servizi. Puoi accedere al conto, vendere quello che hai e trasferire il saldo altrove.
Detto questo, il rischio da tenere d’occhio non è la sparizione dei fondi ma la progressiva riduzione delle funzioni. Man mano che la chiusura procede, le piattaforme in uscita tendono a limitare prima i depositi, poi il trading, poi alcuni metodi di prelievo, e infine l’assistenza in lingua. Ogni settimana che passa il recupero diventa più macchinoso. Non c’è un motivo valido per aspettare.
Cosa fare adesso: la procedura in 4 passi
La sequenza che consigliamo mette al primo posto i documenti, non i soldi. Sembra controintuitivo, ma lo storico delle transazioni è la cosa che diventa irrecuperabile più in fretta, mentre il saldo resta prelevabile più a lungo.

- Scarica l’export completo delle transazioni. Vai nella sezione ordini e cronologia e chiedi il file CSV di tutti gli anni in cui hai operato, non solo dell’ultimo. Ti servirà per il quadro RW e per il calcolo delle plusvalenze.
- Chiudi le posizioni aperte, soprattutto sui derivati. Se hai futures o posizioni in leva, gestiscile per prime: sono quelle che una limitazione improvvisa dell’operatività rende più difficili da smontare a un prezzo decente.
- Trasferisci gli asset. Puoi mandarli su un wallet personale o direttamente su un exchange con licenza MiCA. Fai sempre una transazione di prova con un importo piccolo prima di spostare tutto, e controlla due volte la rete selezionata.
- Verifica il saldo residuo a zero e conserva screenshot ed export in una cartella con i tuoi documenti fiscali.
Sul terzo punto vale la pena ricordare una cosa che molti dimenticano: trasferire cripto da un tuo conto a un tuo wallet non è un evento tassabile, mentre convertire in stablecoin o in euro prima di spostare sì. Se l’obiettivo è solo mettere al riparo i fondi, il trasferimento diretto è quasi sempre la strada più pulita.
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Dove spostare le crypto dopo MEXC
Un dato aiuta a inquadrare quanto si è ristretto il campo: dopo la chiusura del periodo transitorio, in Italia possono operare soltanto un numero molto ristretto di CASP autorizzati da Consob, a cui si affiancano gli operatori autorizzati in altri Stati membri che usano il passaporto europeo. Non è più il mercato di prima con qualche nome in meno, è un mercato diverso.
La scelta dipende da cosa cercavi su MEXC. Chi ci stava per la profondità del listino altcoin non troverà lo stesso catalogo su una piattaforma europea regolamentata, ed è giusto saperlo prima invece di scoprirlo dopo il trasferimento. Chi ci stava per i costi bassi e i derivati ha oggi diverse opzioni autorizzate.

Le piattaforme con licenza MiCA valida includono Kraken, OKX, Crypto.com, Bitstamp, Gemini, eToro, Revolut, Bybit tramite l’entità europea e Trade Republic per la parte investimenti. Abbiamo confrontato costi, listino e limiti di ciascuna nella nostra guida agli exchange regolamentati MiCA in Italia, e nel pezzo su dove comprare crypto in Italia dopo Binance, che parte da un caso molto simile a questo.
Un criterio pratico che usiamo sempre: se il tuo problema principale è la dichiarazione dei redditi, guarda prima di tutto chi opera come sostituto d’imposta. Risparmi molte più ore di quante ne risparmi con qualche punto base di commissione in meno.
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L’elenco aggiornato degli operatori autorizzati si consulta sui registri pubblici di vigilanza, a partire da quelli della Consob e dall’anagrafe europea gestita dall’ESMA.
Va aggiunta una terza opzione, ed è quella con l’argomento regolamentare più solido: OKX è stato il primo exchange globale a ottenere la licenza MiCA, e a quella affianca una licenza MiFID e una da istituto di pagamento. È esattamente l’opposto della storia di MEXC: invece di lasciare l’Europa ha scelto di restare mettendosi in regola. Al 30 luglio 2026 OKX aveva anche una campagna rivolta proprio a chi sposta fondi da un altro exchange, con un bonus sul deposito in percentuale. Se vuoi valutarla nel merito, con commissioni reali e opinioni degli utenti, leggi OKX recensioni aggiornate oppure il dettaglio sul bonus e codice referral OKX.
Le tasse non si chiudono con il conto
L’uscita di MEXC dal mercato europeo non cancella nessuno dei tuoi obblighi fiscali. Le plusvalenze realizzate negli anni vanno dichiarate nel quadro RT, il possesso va monitorato nel quadro RW, e dal 2026 l’aliquota sulle plusvalenze è salita al 33%.
C’è anche un elemento nuovo che rende la ricostruzione dello storico più urgente del solito: con la direttiva DAC8 gli exchange autorizzati comunicano saldi e movimenti all’Agenzia delle Entrate, e la prima trasmissione è attesa entro gennaio 2027. Se stai portando fondi da una piattaforma uscita dal mercato verso una autorizzata, quel trasferimento verrà visto. Meglio avere i documenti in ordine adesso che cercarli fra un anno su un sito che non risponde più in italiano.
La nostra verifica diretta
Abbiamo controllato la situazione MEXC il 28 luglio 2026 incrociando le liste dei CASP autorizzati con il registro OAM storico. Due cose ci hanno colpito. La prima: MEXC non compare in nessuna delle due liste, il che la mette in una posizione diversa da quella di Binance, che almeno una struttura italiana registrata l’aveva. La seconda: sulle piattaforme in uscita l’export dello storico completo raramente è disponibile con un click dall’interfaccia, di solito copre gli ultimi dodici mesi e per gli anni precedenti serve una richiesta all’assistenza. Nel test che abbiamo fatto su un altro exchange in chiusura la risposta è arrivata dopo cinque giorni. Se hai operato su MEXC dal 2021 o dal 2022, apri la richiesta oggi, non a settembre.
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Domande frequenti su MEXC in Italia
MEXC ha chiuso definitivamente?
No, MEXC non ha chiuso e non ha annunciato alcuna cessazione dei servizi in Italia: il sito è online e la piattaforma pubblica annunci ogni giorno. Quello che manca è l’autorizzazione. Dal 1° luglio 2026 servire clienti europei richiede la licenza CASP prevista da MiCA, e MEXC non risulta nel registro ESMA dei prestatori autorizzati. In pratica puoi ancora avere accesso al tuo account, ma lo fai su una piattaforma che in Italia non è vigilata da nessuno.
Posso ancora prelevare i miei fondi da MEXC?
Al momento sì: la piattaforma è operativa e le funzioni di prelievo risultano attive. È però un accesso che non ti garantisce nessuno, perché MEXC non è autorizzata in Europa e può cambiare l’operatività per i clienti UE senza preavviso. Se hai fondi lì, la scelta prudente è spostarli adesso, non quando arriverà una comunicazione.
Devo pagare tasse se sposto le crypto da MEXC a un altro exchange?
Il semplice trasferimento tra conti o wallet intestati a te non genera una plusvalenza tassabile. Diventa un evento fiscalmente rilevante se prima converti in euro o in un’altra cripto. In ogni caso il possesso va indicato nel quadro RW e le eventuali plusvalenze nel quadro RT.
Dove ha sede legale MEXC?
MEXC fa capo a un gruppo con base fuori dall’Unione Europea e opera attraverso entità registrate in giurisdizioni extra UE. È proprio questo il punto che rende rilevante la questione MiCA: per servire clienti europei non conta dove hai la sede, conta avere un’autorizzazione CASP rilasciata da un’autorità di uno Stato membro, e MEXC non ce l’ha.
Quali exchange sono in regola in Italia oggi?
Sono in regola gli operatori con autorizzazione CASP rilasciata da Consob e quelli autorizzati in un altro Stato dell’Unione che operano in Italia tramite il passaporto europeo. Tra i nomi più noti rientrano Kraken, OKX, Crypto.com, Bitstamp, Gemini, eToro, Revolut, Bybit con l’entità europea e Trade Republic sul lato investimenti. La verifica va sempre fatta sui registri pubblici, non sulle dichiarazioni del sito del brand.
Qual è l’alternativa a MEXC più simile?
Non esiste un sostituto identico, perché l’ampiezza del listino altcoin di MEXC era legata proprio all’assenza di vincoli regolamentari. Tra le piattaforme autorizzate, chi cerca varietà e derivati guarda di solito a OKX e a Bybit EU, mentre chi privilegia solidità e semplicità sceglie Kraken o Coinbase.
Come faccio a sapere se un exchange ha davvero la licenza MiCA?
La verifica si fa sui registri pubblici delle autorità di vigilanza dello Stato che ha rilasciato l’autorizzazione, e in Italia sull’elenco Consob dei CASP. Diffida delle dichiarazioni generiche del tipo “conforme MiCA” sul sito del brand: la conformità o c’è come autorizzazione formale, o è marketing.
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